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«Il fumo di Satana entra dappertutto. Dappertutto! Forse siamo stati esclusi dall’udienza del Papa perché avevano paura che tanti esorcisti riuscissero a cacciare via le legioni di demoni che si sono insediate in Vaticano. Non ho nessun dubbio che il demonio tenti soprattutto i vertici della Chiesa, come tenta tutti i vertici, quelli politici e quelli industriali.» - Padre Amorth, esorcista «Se il mondo non migliora fra dieci anni il diavolo si impadronirà della Chiesa di Dio.»
Di Pablo Ayo
Fatima: l’ammonimento della Madre di Dio Data l'urgenza crescente negli ultimi 20 anni, mentre le campagne per screditare i messaggi di Fatima passavano dal silenzio ufficiale e dallo sviare l'argomento agli attacchi aperti ed eccessivi, il livello del contrasto tra gli attuali dirigenti della Chiesa ed il semplice messaggio della Beata Madre ai tre bambini è divenuto da film di Hollywood, dato che alcuni aspetti di esso sembrano troppo assurdi per essere veri: un segreto affidato alla Chiesa affinché lo rivelasse non più tardi nel 1960, all'alba di un concilio rivoluzionario, e mantenuto segreto per più di quarant'anni solo per essere poi parzialmente pubblicato in una versione incoerente con quanto già noto, che ha lasciato molti dubbi a milioni di Cattolici perplessi, e descritto persino dagli scettici atei come “sospettosamente inconcludente”. Una suora di clausura di 90 anni a cui viene impedito di parlare con chiunque riguardo a Fatima, ma che in teoria appoggia coloro che attaccano la sua figura. “Il mondo è in pericolo; è un momento pieno di conseguenze. Voglia Iddio che il mondo non venga Flagellato da guerre, tragedie e catastrofi.” Il 29 giugno 1972 con dolore dichiarò: “Pare che da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio... crediamo che qualcosa di preternaturale sia avvenuto nel mondo, proprio per turbare, per soffocare il Concilio Ecumenico.”
“Il segreto non è stato divulgato per il contenuto impressionante e per non animare la forza del comunismo mondiale a certe ingerenze, i miei predecessori preferirono una ‘relazione diplomatica’ del segreto. Inoltre, dovrebbe bastare ad ogni cristiano quanto segue: quando si legge (nel segreto), che oceani inonderanno interi continenti, che gli uomini verranno tolti alla vita, repentinamente, da un minuto all'altro, e cioè a milioni... sapendo questo, non occorre davvero pretendere la pubblicazione del segreto... molti vogliono sapere solo per curiosità e sensazione; ma costoro dimenticano che il sapere porta con sé responsabilità... ma essi vogliono solo accontentare la curiosità. Questo è pericoloso quando, in pari tempo, non si vuole fare nulla dicendo che già non giova a nulla!” A questo punto il Papa, mostrando la corona del Rosario, affermò: “Ecco la medicina contro questo male. Pregate! Pregate! E non interrogate ulteriormente. Tutto il resto domandatelo alla Madonna.” Successivamente fu posta al Pontefice un'ultima domanda circa il segreto di Fatima, ovvero come andranno le cose nella Chiesa in futuro. Woytila rispose: “Dobbiamo essere ben pronti e vicini a grandi prove che potranno richiedere anche il sacrificio della nostra vita e la donazione totale a Cristo e per Cristo... le prove potranno essere ridotte con la vostra e nostra preghiera, ma non possono più essere evitate, perché un vero rinnovamento della Chiesa potrà avvenire solo in questo modo... come già tante volte la Chiesa rinacque nel sangue... non sarà differente neppure questa volta, prepariamoci.” Durante il suo secondo viaggio in Germania 1984 lanciò questo monito: “Il mondo sta vivendo il XII capitolo dell'apocalisse”. Le sue parole si ricollegano a quanto dichiarato da Suor Lucia. Anche molti alti prelati sono a conoscenza del testo. Monsignor Corrado Balducci, in questi ultimi anni ha commentato il testo “...una grande punizione ricadrà su tutta l'umanità... Satana domina persino nelle alte vette... la grande guerra sarà nella seconda metà del secolo XXI; fuoco e fumo cadranno dal cielo e le acque degli oceani andranno in vapore... milioni e milioni di persone perderanno la vita...”
Joseph Ratzinger: Sì ho letto il terzo messaggio di Fatima. Vittorio Messori: Circolano nel mondo versioni mai smentite che descrivono i contenuti del segreto come inquietanti, apocalittici, annunciatori di terribili sofferenze. Lo stesso Papa Giovanni Paolo II, nella sua visita pastorale a Fulda, in Germania, sembra abbia confermato i contenuti non certo confortanti di quel testo. Prima di lui Paolo VI, nel suo pellegrinaggio a Fatima, pare abbia accennato anch'egli ai temi apocalittici del segreto. Perché non si è mai deciso di renderlo pubblico, Joseph Ratzinger: Se fino ad ora questa decisione non è ancora stata presa, non è perché i Papi vogliono nascondere qualcosa di terribile. Vittorio Messori: Dunque qualcosa di terribile c'è in quel messaggio di Lucia? Joseph Ratzinger: Se anche ci fosse, ebbene, questo non farebbe che confermare la parte già nota del messaggio di Fatima. Da quel luogo è stato lanciato un segno severo che va contro la faciloneria imperante, un richiamo alla serietà della vita e della storia, “a pericoli che incombono sull'umanità”. La parte centrale del teso del Terzo Segreto, diffuso in maniera non ufficiale ma mai smentito ufficialmente dalla Chiesa, così recita: «In nessuna parte del mondo vi è ordine, e Satana regna nei più alti posti, determinando l'andamento delle cose. Egli effettivamente riuscirà ad introdursi fino alla sommità della Chiesa; egli riuscirà a sedurre gli spiriti dei grandi scienziati che inventano le armi, con le quali sarà possibile distruggere in pochi minuti gran parte dell'umanità. Avrà in potere i potenti che governano i popoli, e li aizzerà a fabbricare enormi quantità di quelle armi. E, se l'umanità non dovesse opporvisi, sarò obbligata a lasciar libero il braccio di Mio Figlio. Allora vedrai che Iddio castigherà gli uomini con maggior severità che non abbia fatto con il diluvio. Verrà il Tempo dei Tempi e la fine di tutte le fini, se l'umanità non si convertirà; e se tutto dovesse restare come ora, o peggio, dovesse maggiormente aggravarsi, i grandi e i potenti periranno insieme ai piccoli e ai deboli. Anche per la Chiesa, verrà il tempo delle Sue più grandi prove. Cardinali, si opporranno a Cardinali; Vescovi a Vescovi. Satana marcerà in mezzo alle Loro file, e a Roma vi saranno cambiamenti. Ciò che è putrido cadrà, e ciò che cadrà, più non si alzerà. La Chiesa sarà offuscata, e il mondo sconvolto dal terrore. Tempo verrà che nessun Re, Imperatore, Cardinale o Vescovo, aspetterà Colui che tuttavia verrà, ma per punire secondo i disegni del Padre mio. Una grande guerra si scatenerà nella seconda metà del XX secolo. Fuoco e fumo cadranno dal Cielo, le acque degli oceani diverranno vapori, e la schiuma s'innalzerà sconvolgendo e tutto affondando. Milioni e Milioni di uomini periranno di ora in ora, coloro che resteranno in vita, invidieranno i morti. Da qualunque parte si volgerà lo sguardo, sarà angoscia, miseria, rovine in tutti i paesi.» Le tesi complottistiche sul Terzo Segreto Il 13 maggio del 2000, anno giubilare e ottantatreesimo anniversario della prima apparizione nella Cova da Iria, il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato vaticano, annuncia a Fatima che Giovanni Paolo II ha deciso di rendere pubblico il contenuto del famoso terzo segreto che la Madonna rivelò ai tre pastorelli nell’apparizione del 13 luglio 1917. Gli altri due sono noti da tempo. Nel primo c’è la terrificante visione dell’inferno con anime e demoni immersi in un grande mare di fuoco. Nel secondo c’è la previsione della rivoluzione bolscevica di Lenin e la Vergine chiede al papa di riparare alla diffusione dell’eresia materialista con la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato, altrimenti ci sarà una nuova guerra mondiale peggiore della prima. A scrivere le tre parti del segreto è stata Lucia, sopravvissuta ai cuginetti morti subito dopo le apparizioni e beatificati dalla Chiesa proprio il 13 maggio del 2000. A Fatima, poi, quel giorno, Sodano fa anche un discorso sul terzo segreto, una sorta di interpretazione preventiva: «La visione di Fatima riguarda soprattutto la lotta dei sistemi atei contro la Chiesa e i cristiani e descrive l’immane sofferenza dei testimoni della fede dell’ultimo secolo del secondo millennio. È una interminabile Via Crucis guidata dai papi del ventesimo secolo. Dopo l’attentato del 13 maggio 1981 ad opera del turco Alì Agca in piazza San Pietro, a Sua Santità apparve chiaro che era stata “una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola”, permettendo al “papa agonizzante” di fermarsi “sulla soglia della morte”». Libera Chiesa in libero Stato? Appare chiara, dunque, l’importanza del Terzo Messaggio, e perché il Vaticano era cosi restio a parlarne. Satana che giunge ad introdursi alla sommità della Chiesa, Vescovi contro Vescovi, Satana che marcerà tra le loro file, la Chiesa offuscata, e il riferimento alla caduta di ‘ciò che è putrido’. Certo la Chiesa non ci fa una figura cristallina, e non stupisce dunque che, quando nel 2000 il Vaticano, per mezzo e voce dell’allora Cardinale Ratzinger, abbia pubblicato un testo che non assomigliava per nulla a quello già noto per vie traverse, in diverse comunità religiose sia sorto un certo disappunto. Non solo: in America, tre noti esperti forensi di calligrafia hanno confrontato la scrittura delle prime due lettere di Suor Lucia, contenenti le prime due profezie, con la terza lettere presentata dal Vaticano nel 2000. A insindacabile giudizio dello Speckin Forensic Laboratories dell’Università di Okemos, in Michigan, e dell’analista calligrafico Robert Kullman, la terza lettera diffusa dal Vaticano è assolutamente un falso. Partendo da una sibillina frase di padre Joaquim Alonso, studioso di Fatima, Helmut Hoffman nel suo libro “La verità su Fatima” spiega come il messaggio rilasciato alla Cova de Iria ai tre pastorelli (tra cui appunto figurava Lucia) facesse riferimento a un evento terrificante, al ritorno di Gesù “durante o dopo una catastrofe mondiale”. Stando ad alcune indiscrezioni, sembra che Suor Lucia abbia avuto negli anni anche altre rivelazioni, altre visioni ed altri messaggi, che però ovviamente il Vaticano gli ha proibito di svelare, anzi le venne fatto divieto assoluto di parlare con chiunque. Naturalmente qualcuno potrà obiettare che i messaggi mistici ricevuti a Fatima dai tre pastorelli sono materia troppo mistica per avere un peso reale nell’informazione. Ma quello che è vero, storicamente, è che il terzo messaggio originale parlasse di una profonda crisi interna alla Chiesa, e che la Chiesa stessa abbia taciuto la notizia, andando contro la volontà della Madonna apparsa a Fatima, che ne aveva chiesto la diffusione entro e non oltre il 1960. Perché tacere, se non per evidenti sensi di colpa o perché si sa che le accuse potrebbero essere percepite come autentiche? Perché, in seguito, arrivare addirittura a diffondere un Terzo segreto falsificato? Stiamo parlando della Chiesa Cattolica, una delle maggiori e più antiche organizzazioni al mondo.
Qui la Vergine si lamenta. Calcolate le date: siamo nel 1965, e il messaggio di Fatima doveva esser reso noto nel 1960 al massimo. Perché? Forse a causa della crisi dei missili di Cuba, che nel 1962 portò il mondo sull’orlo della 3° Guerra Mondiale. Secondo alcune indiscrezioni, Sarebbe stato proprio il Papa Giovanni XXIII, telefonando sia a Krusciov che a Kennedy, a dire qualcosa che riportò il dialogo tra i due blocchi est-ovest. Aveva forse, infine, rivelato il terzo segreto, in cui si parlava della distruzione dell’umanità a causa di armi mille volte più potenti del sole? Era quello il motivo per cui la data di diffusione del mistero doveva essere il 1960 al massimo, proprio l’anno dell’elezione di Kennedy? Altri mistici e veggenti si sono succeduti, confermando – a distanza di tempi e luoghi - dettagli simili in maniera sconcertante, come nel caso di Teresa Musco (Italia, 1948-73). Figlia analfabeta di due modesti agricoltori di Caiazzo, nel casertano, nata da una famiglia timorata di Dio e rispettosa della fecondità del matrimonio (10 figli), la sua vita è stata tutta offerta alla gloria del Padre. Descrive la flagellazione di Gesù e l'esperimenta nella propria carne che viene ferita: il 31 agosto 1957 ricevette le stimmate invisibili alle mani e ai piedi, che diventarono visibili il 25 ottobre 1968. Muore a 33 anni, come S. Faustina Kowalska. Scrive il consultore della Sacra Congregazione per le Cause dei Santi: “Per 27 anni continui ho avuto occasione di leggere e di vagliare innumerevoli biografie di anime sante, di ogni tempo e di ogni luogo: eccezionali, dotate di doni straordinari, impressionanti. Nessuna però - a mio sommesso parere - può paragonarsi alla vita e ai fenomeni straordinari che hanno riguardato Teresa Musco”. Dal 1955, Teresa annotò in un Diario le sue esperienze mistiche, tra cui quelle con il Bambin Gesù e la Madonna: “Cristiani che pregano ne rimarranno pochi, molte anime vanno all'inferno. Pudore, vergogna non ci sarà più per le donne: Satana si veste di esse per far cadere molti sacerdoti. Crisi comuni ci saranno nel mondo. I preti, vescovi, cardinali sono tutti disorientati, cercano di aggrapparsi alla politica per aiutarsi, ma ancora una volta sbagliano; il governo cadrà, il Papa passa ore di agonia, alla fine Io sarò lì per condurlo in Paradiso. Una grande guerra succederà. Morti e feriti ce ne saranno tanti. Satana grida la sua vittoria e quello è il momento che tutti vedranno mio figlio apparire sulle nubi e allora giudicherà quanti hanno calpestato il Suo Sangue innocente e divino. E allora il Mio Cuore trionferà”. (20 agosto 1951) Qui a Teresa in visione in breve, gli viene mostrata una sanguinosa guerra che dovrà venire. (23 luglio 1973) “Sta per iniziare una nuova guerra nella terra dove è nato il Salvatore, cioè il Mio amatissimo Figlio e non si fermerà. Sembra che fanno la pace ma non è vero, perché da lì nascerà la grande guerra, da lì viene il grande castigo dal cielo e dalla Terra”. (10 ottobre 1973) Nel suo messaggio a Beata Anna Maria Taigi, la Madonna ha detto: “Dio manderà due castighi: uno sarà sotto forma di guerre, rivoluzioni e altri mali, avrà origine sulla terra; l’altro sarà mandato dal Cielo”. L’immagine di una catastrofe che giunge dall’alto è comune e ritorna in moltissimi casi di apparizioni mariane. Alla mistica Veronika Lueken, la Madonna mostrò «…una grossa SFERA (con una coda simile ad una striscia di fuoco) che attraversava velocemente il cielo, dirigendosi verso la terra e producendo un grande calore. Vi erano città in fiamme, gente che correva e cadeva. L'aria era pesante e spessa e mancava di ossigeno. La Sfera girava e rigirava velocemente nel cielo rovesciando grosse particelle di polvere (Veronica soffocava). Le onde del mare si sollevavano molto in alto, ricadendo sulla terraferma, su New York. “Figlia mia, al momento del castigo lo splendore causato dall'avvicinarsi dell'oggetto celeste, inviato dal Padre come agente punitore, illuminerà la notte in pieno giorno. Questo corpo celeste emanerà una grande quantità di calore sulla terra”. [..] Veronica vide allora una grande macchia nera estendersi sul mondo ed una grossa Sfera (somigliante ad un Sole, ma piccola a causa della lontananza) che se ne veniva giú attraverso lo spazio.» Il recente interesse di diverse istituzioni scientifiche e di sicurezza nazionali sul problema dei NEO (Near Earth Object), ossia degli asteroidi che sfiorano spesso il nostro pianeta, ha palesato come l’immagine vista dai veggenti sia tutt’altro che impossibile a verificarsi. Anche se gli scienziati tendono ovviamente a minimizzare il fenomeno, è pur sempre vero che gli strumenti attuali non permettono una copertura totale e perfetta della volta celeste, e un impatto è pur sempre, oltre che difficile da prevedere, anche molto difficile tecnicamente da evitare. I guai della Chiesa di Roma
In quasi tutti i racconti di chi ha avuto contatti mariani, si ammonisce che la fine della Chiesa di Roma e il martirio dell’ultimo Papa saranno il segno inequivocabile della Fine dei Tempi. A questo proposito, esiste da tempo una profezia sui Papi, la famosa profezia di Malachia. Non sappiamo a quando risalga con esattezza e da chi sia stata realmente scritta la famosa “Profezia dei Papi”, nota anche come Profezia di San Malachia, in quanto attribuita al monaco cistercense irlandese Malachia, che l'avrebbe scritta in epoca medioevale (intorno al 1140), ma è certo che è stata pubblicata per la prima volta nel 1595 dal benedettino Arnold Wion nel suo libro Lignum vitae. La traduzione in italiano di quest'importante frase è la seguente: “Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro il romano, che pascerà il suo gregge tra molte tribolazioni; quando queste saranno terminate, la città dai sette colli sarà distrutta, ed il temibile giudice giudicherà il suo popolo. E così sia”. Certo è difficile immaginarsi momenti tanto terribili o scene così apocalittiche. Meno difficile, purtroppo, è capire il riferimento di molti messaggi mariani alla caducità della Chiesa attuale. Basta leggere le notizie più attuali, come quelle riguardo i sermoni del cardinale Biffi, arcivescovo emerito di Bologna, che vorrebbe speciali leggi razziali che impediscano a chi non è Cristiano di poter emigrare in Italia, o che vede nello stesso fenomeno dell’immigrazione dai paesi del Medio Oriente un occulto tentativo di “lenta invasione dell’Europa Cattolica”. Una recente ricerca dell’Ansa ha evidenziato che attualmente gli interventi delle autorità ecclesiastiche nel dibattito politico vengono visti come “non corretti” dal 53% dei cattolici praticanti. È quanto emerge da un sondaggio della SWG commissionato dai Cristiano sociali, ed illustrato in una conferenza stampa dal coordinatore del movimento, Mimmo Lucà e da Tarcisio Barbo. Il giudizio sulla correttezza degli interventi di Ruini e della gerarchia ecclesiastica “nel dibattito politico, sostenendo particolari leggi o determinati orientamenti politici”, varia comunque a seconda se i cattolici praticanti sono elettori di centrosinistra o di centrodestra. «Se una cosa è certa è che l’infallibilità dei Papi è un’assurdità. Ora si dice che i Papi possono errare sulle questioni materiali, politiche ma che la loro parola è infallibile sulle questioni spirituali. Fu spiritualmente corretto vietare la traduzione dei Vangeli e la loro lettura ai laici fino al 1800? Fu spiritualmente corretto far mercato delle cariche religiose, delle indulgenze, costringere alla conversione ebrei e indios? In realtà, signor Papa, è sotto gli occhi del mondo che i Papi commisero ogni sorta di crimini e di errori dottrinali. Tant’è che via via molti si staccarono dalla Chiesa di Roma formando chiese meno impudenti. I protestanti di Martin Lutero, i Calvinisti, i Valdesi…Le scelte attuali della Chiesa di Roma discendono non dalle parole di Gesù ma dalle scelte dottrinali di quei Papi dei quali la Chiesa ha recentemente riconosciuto le colpe. La concezione della parola di Gesù che la porta oggi ad essere così severo e poco tollerante, tanto da accettare che il povero Welby non abbia un funerale in chiesa, non discende dai Vangeli. Discende dalle decisioni di uomini che avevano le mani sporche di sangue. Nei Vangeli c’è scritto ben poco di quello che la Chiesa considera dogma religioso e di quel che viene insegnato a Catechismo. Gesù non nacque nell’anno zero ma qualche tempo prima, non nacque il 25 dicembre, non fu crocefisso a 33 anni. Da nessuna parte nei Vangeli si dice che Maria fosse vergine fino alla nascita di Gesù, non si parla di Sacramenti, non si nomina né il Limbo né il Purgatorio e gli accenni all’Inferno sono molto vaghi e discutibili. Non si nominano chiese e cattedrali e anzi Gesù invita a non pregare in pubblico. Non si parla di sacerdozio né tanto meno di celibato dei preti (che fu stabilito solo intorno all’anno mille ma che fino al 1600 si poteva evitare comprando un’indulgenza). Non si parla del diritto della Chiesa a possedimenti materiali o a possedere banche (Gesù scacciò i mercanti dal Tempio). Non si parla di divieti sessuali: Gesù difese due donne condannate alla lapidazione per la loro condotta sessualmente immorale. Gesù le salva dicendo: perdonatele perché hanno peccato per troppo amore, stabilendo in questo modo l’assoluzione a priori delle trasgressioni amorose. La dottrina della Chiesa è in realtà molto lontana dalla parola di Gesù. Per questo i Papi hanno vietato per più di un millennio la conoscenza diretta dei Vangeli e hanno torturato e ucciso chi cercava una pratica religiosa più vicina alla parola di Gesù: i Patarini, i Catari, Dolciniani. Sono morti perché volevano seguire i Vangeli. Rinchiusero in una cella immobilizzato, per anni Jacopo da Todi per la sua fede in Gesù. Quando fu liberato le sue ginocchia erano calcificate e non potè più camminare. Con Lutero non ci riuscirono. E quel che vedo, signor Papa è che ancora la Chiesa di Roma è restata a difendere posizioni autoritarie.» Posizioni autoritarie come quelle che, nel 1998, coinvolsero addirittura le autorità della Radiotelevisione Italiana. Fu proprio il 5 ottobre del 1998, che la direzione della RAI spedì una circolare a firma del proprio Direttore Generale a tutte le proprie strutture aziendali. La circolare spiegava innanzitutto che era appena stato firmato un accordo tra il «Comitato centrale per il Giubileo del Vaticano e la RAI, in cui si definiscono il ruolo privilegiato della RAI nella trasmissione degli eventi giubilati e i numerosi impegni, che l'Azienda assume verso la Santa Sede in relazione a queste trasmissioni.» Degli aspetti economici dell'accordo non si parla; ma veniamo informati innanzitutto di una massiccia vaticanizzazione della rete pubblica: «RAIUNO trasmetterà i principali eventi del Giubileo e tratterà i rapporti tra la Chiesa Cattolica e le altre Chiese cristiane, RAIDUE approfondirà in particolare le relazioni con le grandi religioni monoteiste […]. RAITRE dedicherà specifica attenzione al ruolo che nel Giubileo svolgeranno […] le forze più vive delle grandi Diocesi italiane […]» Saranno mobilitati in quei giorni a fianco del Vaticano anche RAI International, la Direzione Teche e Servizi Tematici/Educativi e il sito Internet della RAI. «Si dovrà porre attenzione ad evitare nelle trasmissioni non ufficiali posizioni o accostamenti in palese contrasto con le linee editoriali comunemente concordate per i programmi ufficiali.» Vale a dire, non contrastare in nessun modo o misura, né criticare o commentare in maniera equanime e super partes la politica della Chiesa Cattolica di Roma. Di sicuro, il Vaticano non ha certo lesinato, in quanto a mezzi di comunicazione. Oltre a poter contare serenamente sulla RAI pubblica, utilizza ormai da anni la propria emittente, Radio Vaticana, con antenne di tali portata che le emissioni radio compiono tre volte il giro del mondo. Una recente misurazione del campo elettromagnetico commissionata dalla Regione Lazio ha accertato nella zona valori di gran lunga superiori ai 6 Volt/metro, soglia massima consentita dal decreto Ronchi per edifici e aree in cui le persone sostano per un tempo non inferiore alle quattro ore, cioè le case, ma anche le scuole e i luoghi di lavoro. Che a Cesano e dintorni si muoia di tumore in una percentuale che ha pochi riscontri in Italia (circa il 30 per cento in più della media nazionale) è confermato da una ricerca sui certificati di morte dal '92 al '96 del dottor Santi, allora medico condotto della zona, scomparso da poco. Solo nel '96, su 33 deceduti, 20 i casi di tumore, 5 i casi cardiaci, anomalia totale che ribalta il dato nazionale. Naturalmente, il Vaticano si appella all’extraterritorialità, cioè al fatto che è, de facto, uno stato indipendente e sovrano, con le antenne montate sul proprio suolo. Un pò come se la Repubblica di San Marino si costruisse una centrale nucleare e dicesse alle città di Firenze e Ancora di preoccuparsi dei fatti loro. Persino l’impassibile padre Amorth, noto per il suo impegno come esorcista, in una intervista recente concessa alla testata cattolica “30 Giorni”, ha sottolineato l’impasse in cui ristagna attualmente la legislazione vaticana.
Amorth: Il fumo di Satana entra dappertutto. Dappertutto! Forse siamo stati esclusi dall’udienza del Papa perché avevano paura che tanti esorcisti riuscissero a cacciare via le legioni di demoni che si sono insediate in Vaticano. Giornalista: Sta scherzando, vero? Amorth: Può sembrare una battuta, ma io credo che non lo sia. Non ho nessun dubbio che il demonio tenti soprattutto i vertici della Chiesa, come tenta tutti i vertici, quelli politici e quelli industriali. Giornalista: Sta dicendo che anche qui, come in ogni guerra, Satana vuole conquistare i generali avversari? Amorth: È una strategia vincente. Si tenta sempre di attuarla. Soprattutto quando le difese dell’avversario sono deboli. E anche Satana ci prova. Ma grazie al cielo c’è lo Spirito Santo che regge la Chiesa: «Le porte dell’inferno non prevarranno». Nonostante le defezioni. E nonostante i tradimenti. Che non devono meravigliare. Il primo traditore fu uno degli apostoli più vicini a Gesù: Giuda Iscariota. Però nonostante questo la Chiesa continua nel suo cammino. È tenuta in piedi dallo Spirito Santo e quindi tutte le lotte di Satana possono avere solo dei risultati parziali. Certo, il demonio può vincere delle battaglie. Anche importanti. Ma mai la guerra. Nel 2001, durante il pontificato di Karol Woytila, iniziarono a girare in ambito ecclesiastico delle strane voci, preoccupanti accenni al fatto che qualcuno, nelle alte sfere del Vaticano, si stava dando da fare per deporre il Papa, già consumato dalla malattia, e sostituirlo al soglio di Pietro con un nuovo pontefice, in maniera del tutto irregolare. Destituire un Papa forzatamente, mettendo alla guida della Chiesa un nuovo Papa, sarebbe stata una mossa totalmente illegittima. Un articolo dell’epoca di un noto teologo americano, Padre Joseph Iannuzzi, fornisce ulteriori dettagli sul caso. Secondo Iannuzzi, più rilevante nella cultura e nella religione di oggi è il movimento antipapale che prende il nome di “collegialismo” il quale mina anche l’ufficio del papa. Mentre la maggior parte di noi ha sentito parlare del concetto di “collegialità” espresso nel Concilio Vaticano II, in pochi hanno familiarità con quello di “collegialismo”. Di cosa si tratta e cosa ha a che vedere con la nostra Chiesa moderna? Se il Concilio Vaticano II ha definito “collegialità” il magistero supremo e l’autorità pastorale su tutta la Chiesa posseduta dai vescovi in unione con il Papa, il “collegialismo” invece presuppone che i vescovi sono equivalenti al Papa sotto ogni aspetto e perciò non è necessario che siano in unione con lui per possedere un’autorità suprema e pastorale. Pertanto il collegialismo usurpa il Magistero supremo e l’autorità pastorale in quanto investimento condiviso del potere episcopale (collegio) separato dal potere magisteriale straordinario che solo il Papa possiede. «La storia ha visto l’affermarsi del collegialismo nell’eresia ariana che ha avuto presa su numerosi vescovi cattolici europei», continua Iannuzzi. «Secoli più tardi esso ha rialzato la testa nello scisma d’Inghilterra capeggiato da Enrico VIII con i suoi insegnamenti ereticali su matrimonio e divorzio, che ottennero il plauso della maggioranza dei vescovi cattolici d’Inghilterra. Nonostante la condanna del divorzio da parte del Papa, i vescovi inglesi sfidarono apertamente l’autorità suprema del pontefice dichiarandosi gli unici arbitri del Magistero supremo della Chiesa.» In riferimento a questo argomento possiamo trovare negli scritti di San Leopoldo Mandic, un padre Cappuccino croato, un’affermazione del 1939 alquanto sinistra destinata ad un sacerdote americano: “Bada bene di preservare la tua Fede, perché in futuro la Chiesa negli U.S.A. sarà separata da Roma”. Altre profezie individuano uno scisma della Chiesa dopo l’esilio di un pontefice di Roma. Nel XIX secolo la Beata Anna Caterina Emmerich ne illustrò i tratti: La Chiesa dei Santi e dei peccatori
«Come è possibile che vittime e carnefici, miliardari e poveri, mafiosi e dittatori possano pregare lo stesso Dio ed essere in pace con sé stessi? In realtà, la Chiesa – da sempre attenta fino all’ossessione alla morale sessuale – pratica un politeismo occulto che lascia ad ogni fedele la libertà di costruirsi un Dio su misura. Ciò che importa alle gerarchie è la presenza mediatica che favorisce la restaurazione postconciliare ed annulla i dubbi dei fedeli, in un mondo che di dubbi è ancora pieno…» Questo, in sintesi, il pensiero di Roberto Scarpinato, Procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Palermo, da anni impegnato nella lotta alla Mafia. Dal sito http://www.terrelibere.org/ , Scarpinato ci offre una panoramica affascinante e inquietante allo stesso tempo sulle variabili infinite dell’animo umano, capaci di conciliare dentro di sé estremi come l’omicidio e l’amore per Dio. «Frequentare gli assassini per me è stato illuminante, perché è stato come frequentare a lungo la morte, lo scandalo della morte», continua Scarpinato. «Mors magistra vitae: entrare in confidenza con la morte a volte ti consente di entrare in confidenza con alcuni segreti della vita. Questa premessa è finalizzata a spiegare come e perché io abbia iniziato a riflettere su Dio, sulla fede, sull’etica cattolica, sul ruolo della Chiesa in Italia. Non per un innamoramento intellettuale, ma direi quasi costretto dalla dura realtà con la quale devo misurarmi ogni giorno, una realtà che quasi ti afferra per il bavero e ti costringe a porti delle domande e a darti delle risposte. Potrei citare tanti casi, che sono noti alla stampa, come quello di un famoso capomafia, Aglieri, che durante la latitanza riceveva un frate che celebrava messa; così come potrei raccontare le tante esperienze di perquisizioni, eseguite subito dopo arresti di latitanti e la mia sorpresa nel vedere queste abitazioni le cui pareti erano quasi tappezzate da immagini religiose. Nella concezione di Scarpinato, il mondo è pieno di assassini, ben più feroci di quelli da lui conosciuti nell’esperienza palermitana, assassini che credono in Dio, sono cattolici praticanti, sono in pace con sé stessi e che muoiono nel proprio letto. «Assassini convinti di avere bene operato, confermati in tale convinzione da preti e vescovi che mai li hanno criticati in vita e li hanno benedetti in morte. Il quesito iniziale, ovvero com’è possibile che vittime e carnefici preghino lo stesso Dio e siano in pace con sé stessi, non riguardava più soltanto Palermo e la realtà mafiosa, ma si dilatava nello spazio e nel tempo diventando universale. Ed è un quesito che almeno per me esigeva una risposta.» La risposta che Roberto Scarpinato si è dato è che in realtà vittime e carnefici non pregano lo stesso Dio. Pregano un Dio diverso. «Questo miracolo della moltiplicazione di Dio, della coesistenza di più Dio nella stessa Chiesa, avviene grazie al fatto che nella Chiesa Cattolica il rapporto tra Dio e il fedele è gestito da un mediatore culturale: un sacerdote, un prelato. Ogni strato sociale, ogni segmento della società, ogni tribù sociale esprime dal proprio interno culturale, sociale, il proprio mediatore culturale con Dio, che dunque è portatore della stessa cultura, della stessa visione della vita dell’ambiente che lo ha espresso. Esiste così un Dio dei potenti, e un Dio degli impotenti. Un Dio dei mafiosi, e un Dio degli antimafiosi. Un Dio dei dittatori, e un Dio degli oppressi.» A volte la realtà ha costretto le gerarchie cattoliche a scegliere. Ma per Scarpinato, la lezione della storia dimostra che non sempre questa scelta è stata a favore degli ultimi e degli oppressi, i quali sono stati abbandonati al loro destino. In occasione di un viaggio di lavoro a Buenos Aires, l’ex Procuratore aggiunto incontrò le cosiddette madri coraggio che da tanti anni protestano sfilando in silenzio dinanzi ai palazzi del potere, per chiedere giustizia per i loro cari.
Scarpinato sa bene che esistono molti sacerdoti che invece combattono questo stato di cose, in America Latina ad esempio c’è stato anche monsignor Romero il quale è stato ucciso perché difendeva le ragioni dei campesinos. «Ma mi pare che le gerarchie cattoliche non abbiano scelto monsignor Romero, se è vero, come è vero, che tutta la teologia della liberazione è stata messa a tacere. Che tutte le cattedre sono state chiuse, e se è vero come è vero che la beatificazione di monsignor Romero è rimasta bloccata per sette anni, mentre altre procedono molto velocemente (il risultato è che dai venti ai quaranta milioni di latino americani hanno abbandonato la Chiesa cattolica). E allora il problema è quello di spezzare questo rapporto perverso tra fede e potere. Spezzare questo rapporto significa restituire la voce di Dio e di Cristo agli uomini perché nel corso della storia lo spazio tra l’uomo e Dio è stato troppo a lungo sequestrato dal potere. Solo i poveri sono innocenti, disse, solo i miserabili sono senza peccato, solo chi non ha pane è senza colpa. E a proposito del dovere di scegliere, io credo che l’etica laica e l’etica cristiana coincidano. Sartre disse: l’etica consiste nello scegliere, noi siamo le nostre scelte. E Gesù nel Vangelo (Luca, 12, 51) dice: voi pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto divisione. Quale divisione? La divisione di chi sceglie. E sceglie di stare dalla parte degli ultimi e degli oppressi. Una scelta che si traduce nella carità attiva, per la cultura dei diritti, per la liberazione dalle catene del bisogno, una scelta che condannò Gesù a morte e che sempre nel corso della storia ha condannato a morte chi ha osato schierarsi contro il potere. La lezione di Cristo dunque a me sembra esattamente opposta a quella curiale della non scelta o della scelta a favore del potere. A volte quando a Palermo mi capita di partecipare a cerimonie funebri, per commemorare le vittime di tanti omicidi mafiosi, mi guardo intorno e chiedo a me stesso: chissà quanti assassini, quanti sepolcri imbiancati ci sono qui, in questa Chiesa, accanto a me, in pace con sé stessi e con Dio. In quei momenti chiudo gli occhi; e mi piace immaginare che un giorno qualcuno scriva sulle facciate di tutte le chiese di Palermo la stessa frase che un grande vescovo brasiliano scrisse sulla facciata della sua cattedrale: il mondo si divide tra oppressori e oppressi. Tu, cristiano, che stai per entrare, da che parte stai?».
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