SETI: SEGNALI DI VITA DALLO SPAZIO
Il 1 Settembre 2004, sulla rivista “New Scientist”, è apparsa la notizia riguardante un segnale d’origine sconosciuta proveniente dallo spazio profondo, captato nel Febbraio del 2003 dal più grande radiotelescopio del mondo: quello di Arecibo nell’isola di Portorico. Il segnale, denominato SHGb02+14a dagli astronomi del programma SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence) per la ricerca di forme di vita intelligente nell’universo, sarebbe stato inviato da un punto nello spazio posto tra la costellazione dei Pesci e quella dell’Ariete e distante dalla Terra 1000 Anni Luce. L’SHGb02+14a è stato captato sulla frequenza di circa 1420 MHZ, particolare questo non trascurabile dato che questa è una delle frequenze principali in cui l’idrogeno assorbe ed emette energia, ricordiamo a tal proposito che: l’idrogeno è uno degli elementi più diffusi nell’universo, ed è per questo motivo che il suo spettro d’emissioni è uno dei più studiati dagli scienziati del SETI. Probabilmente un’ipotetica razza aliena, che volesse mettersi in contatto con noi, potrebbe utilizzare questo tipo d’elemento. Il SETI, fondato dal famoso astronomo Carl Sagan,ormai defunto, si avvale per il suo lavoro di ricerca dell’ausilio dei radiotelescopi di tutto il mondo; ed ha inoltre creato una rete di personal computer appartenenti a tutti quegli appassionati ricercatori dilettanti che hanno aderito volontariamente a questa iniziativa. Un'altra particolarità che ha colpito l’attenzione dei ricercatori, riguarda il segnale che sembra emesso da un corpo in movimento, l’ipotesi è che potrebbe trattarsi di un pianeta, o addirittura di una stazione orbitante. Gli scienziati del SETI, comunque, sono molto cauti nell’esprimere giudizi definitivi, riservandosi di continuare a studiare l’emissione radio, per avere delle conferme sulla sua reale natura, ed eventualmente confermare una sua origine aliena.
Gli esperimenti iniziali di Drake
Nel 1960, l'astronomo della Cornell Univeristy Frank Drake eseguì il primo moderno progetto SETI, noto come Project Ozma. Drake utilizzò un radiotelescopio di 25 metri di diametro sito a Green Bank, in West Virginia, per scandagliare le stelle Tau Ceti e Epsilon Eridani a frequenza vicine a 1,420 gigahertz. Una banda di 400 kilohertz attorno alla frequenza dell'idrogeno fu osservata usando un ricevitore monocanale con banda di 100 hertz. I segnali raccolti furono quindi memorizzati su nastro per una successiva analisi. Non fu trovato nessun segnale di probabile interesse.
La prima conferenza dedicata a SETI avvenne a Green Bank nel 1961. Anche i sovietici trovarono SETI interessante e nel 1964 eseguirono una serie di ricerche usando antenne omnidirezionali nella speranza di raccogliere segnali radio di elevata potenza. Nel 1966 il famoso astronomo americano Carl Sagan e l'astronomo sovietico Iosif S. Školovskij pubblicarono insieme il primo libro dedicato a questo tema: Intelligent Life in the Universe (Vita intelligente nell'universo).
Nel 1971 la NASA finanziò un progetto SETI che vedeva coinvolti tra gli altri Drake, Bernard Oliver e la società Hewlett-Packard. Il rapporto che ne risultò proponeva la costruzione di un radiotelescopio di 1.500 dischi noto come "progetto Ciclope". Il costo per la realizzazione fu stimato in circa dieci miliardi di dollari: il progetto fu prontamente accantonato.
Nel 1974 fu fatto un tentativo simbolico di inviare un messaggio verso altri mondi. Per celebrare un consistente ampliamento del radiotelescopio da 305 metri di Arecibo, un messaggio in codice di 1.679 bit fu trasmesso verso l'ammasso globulare M13, distante da noi circa 25.000 anni luce.
La sequenza di 0 e 1 che costituiva il messaggio era una matrice 23 × 73 che conteneva alcuni dati sulla nostra posizione nel sistema solare, la figura stilizzata di un essere umano, formule chimiche ed il contorno del radiotelescopio stesso.
La matrice 23 × 73 fu scelta perché sia 23 che 73 sono numeri primi. Si presumeva che questo fatto avrebbe aiutato un ipotetico ascoltatore alieno a riconoscere la struttura a matrice.
Essendo stato inviato il messaggio alla velocità della luce, nessuna eventuale risposta potrà giungerci prima di 50.000 anni; per questo motivo l'intero esperimento fu liquidato come una sorta di spot pubblicitario.
L'esperimento fu anche oggetto di controversie: ci si chiese se fosse giusto che un ristretto gruppo di persone si attribuisse il diritto di comunicare a nome dell'intero pianeta. Inoltre molti obiettarono come l'operazione prestasse il fianco anche ad un'altra critica che, seppure etichettabile come "paranoica", non era completamente rigettabile "tout court": supponendo che il segnale arrivi ad una ipotetica civiltà extraterrestre ostile, e che questa civiltà abbia la tecnologia necessaria per superare la distanza siderale che la separa dalla Terra, in questo caso fra 25.000 anni la Terra si troverebbe nella poco invidiabile condizione di rischiare di affrontare le imprevedibili conseguenze, che potrebbero anche essere estremamente gravi, derivanti da un'azione "inutile" compiuta dai terrestri 25.000 anni prima; quell' "Eccoci, siamo qui e siamo così", considerate tutte le informazioni sulla razza umana che contiene, si potrebbe rivelare una pericolosa divulgazione di dati, potenzialmente persino esiziale, se a riceverli fosse una civiltà che guarda all'esterno con occhi non propriamente benevoli. Poco dopo l'invio del messaggio tuttavia queste argomentazioni persero popolarità, se non altro perché, dal punto di vista di chi sosteneva l'inopportunità dell'operazione, il "danno" ormai era stato fatto.
«Qualcosa è già qui!»
In tempi recenti, i ricercatori del SETI, generalmente concentrati solo su messaggi provenienti dalle stelle, hanno iniziato anche a dover far fronte, giocoforza, anche sulle numerose evidenze di presenze aliene nei nostri cieli. In un articolo del settembre scorso, si riporta come gli scienziati europei abbiano sostanzialmente detto a quelli americani: “Indagate sugli UFO se volete trovare gli extraterrestri”. Riportiamo brevemente uno stralcio dell'articolo in questione:
«E’ questo il senso della relazione fatta da un autorevole scienziato, nel contesto di un convegno SETI tenutosi a Parigi nella sede dell’UNESCO, convegno in più giornate sponsorizzato dall’International Academy of Astronautics. Il suo nome è Alain Labeque dell’Institute d’Astrophysique Spatiale di Orsay (Francia). La sua relazione portava il titolo di “Active SETI and the Zoo Hypothesis” ed era incentrata inizialmente sul paradosso di Fermi e sulla ipotesi “Zoo galattico”* che ritiene la più probabile. Ma ecco che poi, inaspettatamente, esce dal cilindro gli UFO e porta il caso famoso dell’RB-47 avvenuto il 17 luglio 1957. Ecco il fatto in sintesi: “un jet di ricognizione Boeing Stratoject Air Force RB-47, equipaggiato di contromisure elettroniche e presieduto da sei ufficiali, è stato seguito da un oggetto volante non identificato per una distanza di oltre 700 miglia e per un periodo di tempo di oltre un ora, tra Mississipi, Lousiana, Texas e Oklahoma. L’oggetto è stato notato, in diversi momenti, visivamente dalla cabina di pilotaggio, dove l’equipaggio ha notato una luce intensamente luminosa, seguita dal radar di terra e rilevato dagli apparecchi ECM a bordo dell’RB-47. Tra i casi di particolare interesse è quello che l’oggetto appariva e scompariva simultaneamente alla vista e questo avveniva contemporaneamente nei distinti canali di osservazione. Inoltre le rapidità di manovra andavano oltre la possibilità degli aeromobili. Ma non finisce qui. Secondo Labeque, durante l’avvistamento, dall’aerombobile sconosciuto si è riscontrata una trasmissione a microonde a 3GHz. E proprio questo fattore ha fatto nascere lo sconcerto tra i colleghi scienziati americani perchè, secondo Labeque, utilizzando questa frequenza potremmo trovare gli extraterrestri. Sempre secondo Labeque, l’oggetto sembrava comunicare con qualcuno, utilizzando quelle frequenze. Labeque ha affermato che l’UFO era un velivolo mandato in avanscoperta da qualche stazione che si trova nel nostro sistema solare e ha consigliato ai colleghi del SETI di trasmettere un segnale a microonde di 3GHz e vedere se suscita una risposta. Poichè la possibile ubicazione della stazione aliena non è nota, il segnale dovrebbe essere trasmesso in ogni direzione del cielo. Per pochi colleghi europeri e russi è stata intrigante la proposta di Labeque che conclude la sua relazione di martedì in questo modo “Qualcosa è qui”. Gli scienziati americani del SETI presenti hanno applaudito senza commenti. Ma non finisce qui, anche un altro scienziato europeo presente al convegno, il professor Jean Pierre Rospars (Francia) alla fine della sua presentazione sul SETI e l’evoluzione biologica terrestre ha dichiarato: “la possibile presenza ET nel nostro ambiente non deve essere trascurata. Essa può essere parzialmente accessibile ai nostri limitati mezzi d’indagine”.»
Sintesi dal sito (in inglese) su: http://estimateofthesituation.blogspot.com/2008/09/something-is-here.html
Allo stato attuale non è noto se il SETI abbia effettivamente inserito un segnale a microonde di 3 GHz nelle banda di segnali emessi dai suoi potenti mezzi astronomici. Ma se lo avessero davvero fatto, potremmo allora pensare all'arrivo di qualche segnale di intelligenza, perlomeno dagli scienziati del SETI. Chissà che il prossimo futuro non ci riservi una scoperta dalle dimensioni epocali.
Enrico Vincenzi
* UNO ZOO GALATTICO
La teoria dello "Zoo Galattico", ben nota anche agli scienziati di stampo classico, suggerisce che gli alieni esistano, ma non ci contattino "ufficialmente" a causa di un regolamento di non intromissione con altre civlità simile alla "Prima Direttiva" del telefilm Star Trek. La "quarantena" della Terra, per i sostenitori di questa ipotesi, potrebbe essere dovuta a una delle seguenti ragioni:
1- Forse gli alieni ci visitano per studiarci come siamo nel nostro stato naturale, e vogliono vederci come siamo senza intromissioni o cambiamenti comportamentali dovuti alla nostra consapevolezza della loro presenza,
2 - Forse ci considerano troppo primitivi e selvaggi,
3 - O forse stanno studiando i nostri punti deboli per invaderci.
Anche se può sembrare strano, molti scienziati stanno iniziando a prendere in seria considerazione la teoria dello Zoo Galattico, nel tentativo di spiegare la presenza "non ufficializzata" dei visitatori, o perlomeno la loro apparente reticenza a rispondere ai segnali del SETI (se si esclude il crop circle di Chilbolton leggi).
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